Dec 22, 2025

Fiberdroid Newsletter - Gennaio 2026

Gennaio: quando il futuro smette di essere una promessa

Gennaio ha sempre quel sapore particolare, vero? È il mese dei buoni propositi, delle agende ancora immacolate, dei progetti che finalmente prendiamo sul serio. Ma è anche qualcosa di più profondo: è il momento in cui possiamo davvero scegliere la nostra direzione, invece di continuare a rincorrere quella degli altri.

Mentre fuori tutti parlano delle ultime novità tech, dei trend del momento, delle promesse più rumorose, noi vogliamo fare qualcosa di diverso. Vogliamo raccontarti quello che succede nel silenzio: le fondamenta che si stanno costruendo proprio ora, le infrastrutture che tra qualche anno saranno l'ossatura del nostro mondo digitale, le scoperte che cambiano il modo in cui guardiamo a noi stessi.

Perché il 2026 non premierà chi corre più veloce. Premierà chi ha scelto la strada giusta.

Pronto? Iniziamo.

Il Mediterraneo torna al centro del mondo (digitale)

Immagina migliaia di chilometri di cavi adagiati sui fondali marini. Nessuno li vede, eppure sono loro a tenere connesso il mondo. È su questi cavi che viaggiano i tuoi messaggi, le videochiamate, i dati aziendali, tutto.

E proprio ora, in questo preciso momento, nel Mediterraneo si sta costruendo qualcosa di importante: Medusa, un cavo sottomarino lungo oltre 8.700 km che collegherà più di dieci Paesi tra Africa e Sud Europa, con una capacità di trasmissione fino a 20 terabit al secondo.

In Algeria hanno già iniziato i lavori per le stazioni di approdo di Algeri e Collo. Non è solo una questione di velocità: Medusa serve a rendere la rete più resiliente, a ridurre i rischi, a evitare che tutto dipenda da poche dorsali sovraccariche.

Perché dovresti interessartene?

Perché ogni volta che il tuo cloud rallenta, ogni volta che un servizio digitale va giù, spesso il problema è lì: nelle rotte congestionate, nei punti deboli dell'infrastruttura che nessuno vede.

Medusa rimette il Mediterraneo al centro delle rotte tecnologiche globali. E questo, per noi che viviamo in quest'area, non è solo un vantaggio tecnico. È una questione strategica.

Il futuro digitale passa dai cavi che nessuno guarda, ma da cui dipende tutto il resto.

L'intelligenza artificiale sta cambiando la sicurezza (ma non come pensi)

Parliamoci chiaro: l'AI fa paura. Fa notizia. Genera titoli che parlano di attacchi automatici, di hacker potenziati, di scenari apocalittici.

E sì, una parte è vera: gli attacchi informatici sono diventati più veloci, più scalabili, più difficili da individuare. Più del 70% delle aziende europee ha subito almeno un incidente nell'ultimo anno.

Ma ecco il punto che spesso si perde: l'AI non decide da sola.

Non sceglie gli obiettivi, non pianifica le strategie, non gestisce le escalation. Amplifica le capacità di chi la usa, certo, ma la responsabilità resta umana. Sempre.

Il vero rischio nel 2026 non è l'intelligenza artificiale fuori controllo.
È l'assenza di governance. È la mancanza di competenze. È pensare che basti un firewall per essere al sicuro.

Le aziende che stanno vincendo questa partita non sono quelle che hanno solo gli strumenti migliori. Sono quelle che hanno costruito una cultura della sicurezza: persone formate, processi chiari, architetture pensate per resistere agli attacchi.

Perché la tecnologia accelera tutto. Anche i problemi.

Governare l'AI: la vera differenza tra chi sopravvive e chi domina

Usiamo tutti l'AI, ormai. ChatGPT, Copilot, Claude, strumenti di ogni tipo. È diventata parte del lavoro quotidiano.

Ma usare non è governare.

Il 2026 sarà l'anno della selezione naturale digitale: chi saprà davvero controllare l'intelligenza artificiale, chi avrà investito in competenze interne, in architetture sicure, in modelli di dati governati bene, sarà chi scaleranno senza interruzioni.

Gli altri? Rallenteranno. O peggio.

Le normative europee come NIS2, DORA e il Cyber Resilience Act non sono burocrazia inutile. Sono un segnale: la sicurezza non è più un costo da ridurre, ma un fattore competitivo da cui dipende la crescita.

La lezione di questo gennaio è semplice:
L'innovazione senza controllo accelera i problemi.
L'innovazione guidata costruisce valore.

Un mondo di lava che ci insegna qualcosa sulla Terra

Chiudiamo guardando molto, molto lontano.

A 280 anni luce da noi c'è un pianeta chiamato TOI-561 b. È grande poco più della Terra, ma è un inferno: temperature di 1.700°C, superficie di lava fusa, condizioni estreme. Eppure, grazie al telescopio James Webb, gli scienziati hanno scoperto che ha un'atmosfera. Rilevabile, stabile, in equilibrio.

In un posto dove sembrava impossibile, la vita (almeno in forma atmosferica) trova un modo.

Perché ti stiamo raccontando di un pianeta lontanissimo?

Perché ci ricorda quanto sia fragile e preziosa la nostra atmosfera. Perché dimostra che anche i sistemi più estremi possono trovare un equilibrio. Perché ci invita a guardare l'innovazione con umiltà: non sappiamo tutto, non controlliamo tutto, e va bene così.

Scoprire mondi lontani serve anche a capire meglio il nostro.

Il futuro si costruisce oggi

Eccoci qui, alla fine di questa prima newsletter dell'anno.

Se c'è una cosa che vogliamo lasciarti, è questa: il futuro non nasce all'improvviso. Non arriva con un annuncio bomba o con l'ultimo trend virale. Nasce dalle infrastrutture che si costruiscono nel silenzio, dalle decisioni consapevoli, dalla visione a lungo termine.

Gennaio è il momento perfetto per fermarsi un attimo, guardare la rotta e scegliere dove andare. Non inseguire. Scegliere.

Il 2026 è già iniziato.
E chi costruisce oggi, guiderà domani.

Buon anno nuovo. Che sia un anno di scelte consapevoli, connessioni solide e visione chiara.

Il team Fiberdroid

Icona twitter
Icona linkedin-full
Icona chain

Altri articoli
creati dal nostro team

Logo Fiberdroid

Iscriviti per ricevere
i nuovi articoli al volo

Qualche argomento da suggerire? Siamo a tutto orecchie!

Iscrivendoti, sei soggetto ad accettare la nostra Informativa sulla privacy.
Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.