L'intelligenza artificiale sta cambiando la sicurezza (ma non come pensi)
Parliamoci chiaro: l'AI fa paura. Fa notizia. Genera titoli che parlano di attacchi automatici, di hacker potenziati, di scenari apocalittici.
E sì, una parte è vera: gli attacchi informatici sono diventati più veloci, più scalabili, più difficili da individuare. Più del 70% delle aziende europee ha subito almeno un incidente nell'ultimo anno.
Ma ecco il punto che spesso si perde: l'AI non decide da sola.
Non sceglie gli obiettivi, non pianifica le strategie, non gestisce le escalation. Amplifica le capacità di chi la usa, certo, ma la responsabilità resta umana. Sempre.
Il vero rischio nel 2026 non è l'intelligenza artificiale fuori controllo.
È l'assenza di governance. È la mancanza di competenze. È pensare che basti un firewall per essere al sicuro.
Le aziende che stanno vincendo questa partita non sono quelle che hanno solo gli strumenti migliori. Sono quelle che hanno costruito una cultura della sicurezza: persone formate, processi chiari, architetture pensate per resistere agli attacchi.
Perché la tecnologia accelera tutto. Anche i problemi.
Governare l'AI: la vera differenza tra chi sopravvive e chi domina
Usiamo tutti l'AI, ormai. ChatGPT, Copilot, Claude, strumenti di ogni tipo. È diventata parte del lavoro quotidiano.
Ma usare non è governare.
Il 2026 sarà l'anno della selezione naturale digitale: chi saprà davvero controllare l'intelligenza artificiale, chi avrà investito in competenze interne, in architetture sicure, in modelli di dati governati bene, sarà chi scaleranno senza interruzioni.
Gli altri? Rallenteranno. O peggio.
Le normative europee come NIS2, DORA e il Cyber Resilience Act non sono burocrazia inutile. Sono un segnale: la sicurezza non è più un costo da ridurre, ma un fattore competitivo da cui dipende la crescita.
La lezione di questo gennaio è semplice:
L'innovazione senza controllo accelera i problemi.
L'innovazione guidata costruisce valore.
Un mondo di lava che ci insegna qualcosa sulla Terra
Chiudiamo guardando molto, molto lontano.
A 280 anni luce da noi c'è un pianeta chiamato TOI-561 b. È grande poco più della Terra, ma è un inferno: temperature di 1.700°C, superficie di lava fusa, condizioni estreme. Eppure, grazie al telescopio James Webb, gli scienziati hanno scoperto che ha un'atmosfera. Rilevabile, stabile, in equilibrio.
In un posto dove sembrava impossibile, la vita (almeno in forma atmosferica) trova un modo.
Perché ti stiamo raccontando di un pianeta lontanissimo?
Perché ci ricorda quanto sia fragile e preziosa la nostra atmosfera. Perché dimostra che anche i sistemi più estremi possono trovare un equilibrio. Perché ci invita a guardare l'innovazione con umiltà: non sappiamo tutto, non controlliamo tutto, e va bene così.
Scoprire mondi lontani serve anche a capire meglio il nostro.
Il futuro si costruisce oggi
Eccoci qui, alla fine di questa prima newsletter dell'anno.
Se c'è una cosa che vogliamo lasciarti, è questa: il futuro non nasce all'improvviso. Non arriva con un annuncio bomba o con l'ultimo trend virale. Nasce dalle infrastrutture che si costruiscono nel silenzio, dalle decisioni consapevoli, dalla visione a lungo termine.
Gennaio è il momento perfetto per fermarsi un attimo, guardare la rotta e scegliere dove andare. Non inseguire. Scegliere.
Il 2026 è già iniziato.
E chi costruisce oggi, guiderà domani.
Buon anno nuovo. Che sia un anno di scelte consapevoli, connessioni solide e visione chiara.
Il team Fiberdroid